La nostra chiesa fu una delle tante opere, forse la più bella e significativa, che intraprese il nostro primo parroco don Luigi Tagliabue. Fu lui a prendere atto che la vecchia cappella (le cui rovine resistono tutt’ora poco lontane dalla chiesa) era diventata ormai troppo piccola per le pie pratiche della popolazione del Malnido e che urgeva la costruzione di un nuovo edificio sacro. Il Cardinal Ferrari approvò questa idea nella sua visita pastorale del 18 ottobre 1904, auspicandone in futuro anche l’elevazione a Parrocchia.
Il terreno scelto per la nuova edificazione fu quello messo a disposizione dalla famiglia Verga, confinante con quello dei Branca che avrebbe dovuto fungere da sagrato. Le prime pratiche non furono facili, ma i diversi problemi vennero accomodati in breve tempo e senza malumori. La direzione dei lavori fu affidata all’ing. Ronconi che non solo prestò la sua opera gratuitamente, ma elargì anche offerte in materiale.
I lavori edili iniziarono il 19 marzo 1905 con lo scavo delle fondamenta, che vide anche una grande partecipazione di manodopera volontaria da parte dei Malnidesi. Poco più di un mese dopo, venne solennemente posata la prima pietra, la quale “è del peso di q.li 5; in essa fu posto e suggellato un tubo di vetro nel quale furono messe due grosse medaglie di Pio X e Vittorio Emanuele III, un ritratto del defunto Verga Francesco e una pergamena”. La prima pietra si trova sotto la colonna principale “in cornu epistolae”. I lavori durarono poco più di un anno, e dopo questo lungo ed intenso lavoro la chiesa venne benedetta il 10 agosto 1906, festa della Madonna della Neve. La cerimonia venne officiata dal Cardinale Ferrari.
La chiesa si presentava parecchio diversa da come la si vede oggi: la sua lunghezza era parecchio ridotta e aveva la particolarità di avere la facciata aggettante e più bassa del resto del corpo di fabbrica. Questa non ebbe mai, in tale configurazione, una decorazione definitiva, rimanendo a nudi mattoni a vista.

Da questo momento a seguire, la chiesa venne arricchita con un gran numero di opere ad essa accessorie. Sempre nel 1906 venne costruita la canonica, mentre l’anno seguente venne ultimato il bel campanile, dotato provvisoriamente di sole 4 campane. Al medesimo anno risalgono i busti e le urne dei Santi che tutt’ora fanno bella mostra di sé intorno all’altare nelle principali solennità. Nel 1912 fu la volta della messa in opera del coro ligneo da parte dei Salesiani di Monza e dell’organo, costruito dai F.lli Aletti di Monza. Nel 1913 la municipalità provvide ad installare sul campanile un orologio. Nel 1929 vennero iniziati i lavori per l’edificazione della cappella laterale della Madonna della Neve. Il piccolo ma grazioso altare era opera degli Artigianelli di Monza, come tutte le decorazioni della cappella. Nel 1931 venne ampliata la sagrestia e acquistato un fonte battesimale di seconda mano dai Salesiani di S. Agostino di Milano; inoltre costruito un ornatissimo baldacchino a copricielo da porre sopra l’altar maggiore, per opera sempre degli Artigianelli. Questa prima tappa della storia della chiesa venne coronata nel 1932 dal completamento del concerto di campane, aggiungendo la più piccola, e dalla costruzione, due anni dopo, della cappella di S. Giuseppe, posta di rimpetto e simmetrica a quella della Madonna della Neve.
Verso la fine degli anni ’30, anche la nuova chiesa iniziò a diventare di dimensioni forse troppo minute per la popolazione di S. Maurizio al Lambro, nel mentre parecchio aumentata fino a raggiungere le circa 1700 unità. Fu così che nel 1939 l’infaticabile don Tagliabue promosse un importante ampliamento, effettuato dalla ditte Beretta & Co. di Brugherio. Questi lavori porteranno la nostra chiesa alle sue dimensioni e forme attuali, passando dai precedenti 260 mq agli attuali 385. Venne ampliata demolendo la vecchia facciata-pronao ed allungata con una copia identica del modulo della navata centrale già edificato nella sua prima costruzione nel 1905. Questa volta la nuova facciata venne arricchita anche da modeste ma pregevoli decorazioni, come il rosone cieco e gli archetti lungo gli spioventi. Vennero aperte anche due nuove porte laterali che si affacciano sulle due navate laterali.
Nonostante questo importante ed imponente lavoro, la chiesa con gli anni proseguì a migliorarsi e abbellirsi. Nel 1949, al termine del rimontaggio del vecchio organo sulla nuova controfacciata, venne installato un potente elettroventilatore che mandò in pensione il vecchio tiramantici manuale, la grande ruota con collo d’oca che, azionata dal sacrestano o da qualche chirichetto, forniva l’aria necessaria al suono dello strumento. Nel medesimo anno venne rifatto interamente tutto il pavimento in piastrelle. Nel 1950 venne pensionato anche il vecchio altare in legno, sostituito da uno in marmo della ditta Pagani di Milano per il costo di 800.000 L. Fu questo il fiore all’occhiello che completò l’ampliamento della chiesa permettendone la riconsacrazione da parte di Sua Eminenza il Cardinale Schuster. Sei anni dopo l’abside venne decorata con una gigantesca rappresentazione del Buon Pastore, nello stile allora molto in voga del Beato Angelico.
Fu così che don Tagliabue terminò la sua infaticabile opera sulla nostra chiesa, opera che lo riempiva di orgoglio e che gli suscitò imperitura gratitudine da parte dei Malnidesi. Ma la sua dipartita, avvenuta nel 1963, non fermò l’opera di abbellimento della nostra chiesa. Negli anni in cui don Tagliabue divise i sacri compiti con don Melchisedecco Gazzi venne ampliata l’area dell’altar maggiore, rifatti gli arredi sacri dell’altare, i banchi e i confessionali. Le due opere più importanti e appariscenti di questo periodo furono l’inizio del rinnovamento delle vetrate installando quelle inferiori, pregevolmente istoriate e la messa in opera della Via Crucis, a modello di quella del Beato Angelico, in bronzo e marmo. Entrambe queste opere sono tutt’ora ammirabili nella nostra chiesa.
Nuove importanti opere vennero intraprese col nuovo parroco di S. Maurizio, don Mario Carabelli, giunto nel 1964. Fu lui a concludere il lavoro di rifacimento delle vetrate della chiesa, con le 4 grandi vetrate dell’ordine superiore. Ma il suo lavoro più importante e caratterizzante fu il rinnovamento interno della chiesa, svoltosi in occasione dell’Anno Santo 1983. Questo imponente lavoro riconfigurò pesantemente l’aspetto interno della chiesa, portandola al suo aspetto attuale.