Entrando da uno dei portali della nostdavra chiesa, si viene subito colpiti dalla pulizia delle linee architettoniche e dall’armonia degli spazi. Sebbene don Tagliabue annotasse che l’ing. Ronconi si sarebbe ispirato per la costruzione nel 1905 alla chiesetta cattolica di Splugen, nota località turistica svizzera, per appagare il desiderio della signora Verga, benemerita donatrice del terreno ove sorse il sagrato, all’osservatore esperto non sfuggirà di notare all’interno chiari riferimenti alla Basilica di S. Ambrogio a Milano. La nostra chiesa infatti presenta campate coperte da volte a crociera a costoloni, scandite dalle grandi arcate separate fra loro da robusti piloni, sormontati da esili semicolonne e archetti.
La chiesa, al suo interno, ha assunto la sua attuale configurazione a partire dagli ingenti lavori svolti nel 1983 sotto la spinta dell’allora parroco don Mario Carabelli. Artefice di tale intervento fu l’architetto e religioso sacramentino Dante Maranta, alle cui parole ci riferiamo per descrivere le opere notevoli che abbelliscono la nostra chiesa.
Una volta entrati, ladav prima opera che si incontra, nella navata laterale di sinistra, è la cappella del Fonte battesimale. Questa nicchia semicircolare evidenziata da una chiara luce naturale spiovente dal lucernario che mette in forte risalto il fonte battesimale. Il pluteo, a forma di “vera” di pozzo, ricorda l’incontro di Gesù con la Samaritana e il discorso dell’acqua viva. È un monoblocco di pietra di Vicenza e la decorazione in bassorilievo ricorda gli episodi Mosaici dell’Esodo: l’acqua che scaturisce dalla roccia percossa dalla verga di Mosè per comando di Dio, e ancora l’episodio del serpente di bronzo, innalzato nel deserto che guariva e salvava quanti a lui guardavano dopo il morso di altri serpenti. Il fonte è posto in quota ribassata da un gradino a ricordare il significato del Battesimo per immersione tutt’ora in atto nel rito Ambrosiano. A sfondo, sulla parete circolare, è stato raffigurato il battesimo di Cristo su due pannelli: uno rappresenta Gesù inginocchiato nell’acqua del Giordano, l’altro il Battista, in piedi, nell’atto di versare l’acqua lustrale; sono legati da una croce in rilievo che ne armonizza le linee. Sopra l’apertura di accesso al fonte battesimale un altro pannello raffigura la discesa dello Spirito Santo nei simboli della colomba e delle fiammelle di fuoco. Questi tre pannelli sono stati eseguiti di legno massiccio con incisione pirografata e policroma.

Proseguendo lungo la navata di sinistra, si incontra un altro grande IMG_20171011_141025.jpgpannello eseguito con la medesima tecnica, raffigurante S. Rita da Cascia.
La tecnica di queste pirografie vuole richiamare, in modo libero, le forme delle icone; non disturbando, così, la linea architettonica con sovrastrutture, richiamando tuttavia una valida attenzione devozionale della pietà popolare. Tutte queste opere lignee sono state eseguite dallo stesso padre Maranta.
Proseguendo, si apre poi nella parete della navata laterale quello che fu, all’origine, l’altare dalla Madonna della Neve. Oggi ospita una pregevole statua lignea di Maria Santissima, opera di fini intagliatori della Val Gardena. Essa è affiancata da altre statue di minori dimensioni e pregio artistico. Sulle pareti laterali, sotto le piccole vetrate, si trovano le targhe coi nominativi degli offerenti e dei benemeriti della parrocchia. In questa cappella trova posto anche la statua del santo Patrono, S. Maurizio.
Si giunge quindi davanti all’arco santo che apre il presbiterio e l’abside. Tutto il senso di tale spazio è stato ordinato da padre Maranta alla centralità all’Altare, nel suo significato di mensa, di sacrificio e quale punto focale dello spazio sacro; dal riferimento al Tabernacolo come custodia e presenza dell’Eucarestia in ordine anche alla preghiera privata dei fedeli; dalla collocazione della sede del celebrante quale presidente dell’assemblea liturgica; dal risalto dato all’Ambone “come luogo della proclamazione delle sacre letture”.

L’Altare, in due blocchi di pietra di Vicenza, è stato realizzato sotto la direzione dello scomparso Aldo Giaretta di Vicenza, così come tutte le altre opere di scultura. È stato collocato al centro della crociera absidale e, nel blocco che sostiene la mensa, è scolpita ad alto rilievo l’ultima cena di Cristo con gli Apostoli, nel segno della continuità del “fate questo in memoria di Me”, consegnato alla comunità cristiana che si riunisce nello spezzare del pane e nella preghiera.
Il Tabernacolo è posto sullo sfondo, nella parete dell’Abside, come un sole luminoso e caldo, dalla cui luce parte la figura che decora l’abside del Cristo trasfigurato tra Mosè ed Elia nell’abbraccio del Padre. La grande raffigurazione occupa tutta la parete di fondo, compreso il catino, e la riempie di una dolce e soffusa atmosfera di luce e spiritualità. È opera del celebra pittore veneto Bepi Modolo, che ha saputo tradurre nella tecnica del colore acrilico tutte le sfumature dell’affresco nel quale egli fu grande maestro; questa raffigurazione è infatti una delle ultime grandi opere di questo artista dall’alta spiritualità che porta ancora il segno della sua maturità nel campo dell’arte sacra che lo vide operoso per più di cinquant’anni. L’arco ribassato che chiude la rappresentazione absidale porta il simbolo della mano divina che dona la parola rivelata attraverso i quattro vangeli ricordati dalle tradizionali figure ispiratrici: l’uomo – l’aquila – il bue e il leone. L’arco di trionfo che introduce al presbiterio ricorda i quattro fini del sacrificio eucaristico: adorazione, ringraziamento, riparazione e preghiera.
La Sede del celebrante è collocata tra il tabernacolo e l’altare ed è sopraelevata da gradini in tondo a protezione delle arcate della chiesa. È stata costruita nella stessa pietra di Vicenza e sullo schienale porta scolpita la Colomba dello Spirito Santo.  È in forma di settore circolare, ad ampio raggio, per significare come dal celebrante parta questo abbraccio fraterno a riunire in una ideale circonferenza tutti i membri dell’assemblea.
L’Ambone è posto a sinistra di chi guarda l’altare. È il luogo della proclamazione della Parola di Dio e diventa così, tra il presbiterio e la navata, il filtro necessario alla comunità per essere in ascolto del mistero annunciato e vissuto nel memoriale dell’Eucarestia celebrata. Nel blocco che sostiene il leggio spicca la figura del Cristo che si erge sulla barca della Chiesa e si presenta come la Parola vivente e incarnata: annunciatore, maestro e testimone della Rivelazione del padre a tutti gli uomini sulla spiaggia del mondo e della vita.

L’insieme di tutti questi elementi architettonici viene armonizzato e unificato dal colore del pavimento in granito rossastro e dal rivestimento delle pareti in doghe di legno che, nella parete di fondo, degradano a semicerchio verso il centro, creando quasi un gioco di canne d’organo.
Oltrepassando il presbiterio, si entra nella navata laterale di destra, dove per prima si apre la capella laterale dedicata alla penitenza coi confessionali.